Community » Blog » 17-07-2010
10 modi per accrescere l'autostima

10 vecchi consigli ancora estremamente validi!
1. Assicurati di essere preparato per il compito che devi svolgere più di quanto tu ritenga necessario, esercitati, esercitati, esercitati.
2. Sviluppa consapevolezza dei pensieri e delle sensazioni di troppo e di come sei quando non ci sono.
3. Cura il tuo aspetto senza farlo diventare un'ossessione ma un'abitudine a cui non fai più caso.
4. Fai esercizio fisico: stimola il rilascio di endorfine e aumenta la tua tolleranza allo stress.
5. Fai quello che ami fare, poniti obiettivi che puoi raggiungere, raggiungili e passa all'obiettivo successivo.
6. Aiuta spesso qualcuno, rendere felice un altro è letteralmente una bomba atomica per la tua autostima.
7. Sorridi, alle persone piace e riceverai feedback migliori, inoltre la memoria muscolare agirà positivamente sul tuo stato mentale.
8. Parla più lentamente di come faresti in una condizione di stress, in senso relativo, non assoluto.
9. Impara a dire NO, ne deriverà grande autorevolezza, esprimerai chi sei ed eviterai di bloccare moltissime energie all'interno del tuo corpo (con conseguenze anche pesanti)
10. Sun Tzu nell’Arte della Guerra dice: “Conosci te stesso e vincerai tutte le battaglie”. Impara a conoscere il "Chi sei" e il "Chi fingi di essere" e desidera ardentemente di esprimere quel "Chi sei" sempre e comunque.
Marco De Filippo






autostima sicurezza timidezza commenti22-06-2010
Consapevolezza o coscienza?

Mi sono arrivate 2 e-mail simili in poche ore su che cosa sia la consapevolezza e se Unity equivalga alla consapevolezza.
Stavo per rispondere "si, è così" ma ho dovuto fermarmi perché ho notato che qualcosa non andava.
I miei clienti stavano usando la parola coscienza e consapevolezza come sinonimi! Nooo! Sono quasi l'opposto!
Provo a fare il punto della situazione.
Il termine "consapevole" viene spesso utilizzato come sinonimo di cosciente. "Diventare consapevole del respiro" significa prenderne il controllo. In realtà sarebbe più corretto affermare "diventare cosciente del respiro" ovvero riportare alla COSCIENZA qualcosa che è controllato dall'INCONSCIO.
La consapevolezza non presuppone affatto la coscienza:
"In psicologia biologica, con il termine consapevolezza (inglese awareness) si intende la percezione e la reazione cognitiva di un animale al verificarsi di una certa condizione o di un evento. La consapevolezza non implica necessariamente la comprensione.
Il concetto di consapevolezza è relativo. Un animale può essere parzialmente consapevole, oppure può essere consapevole a livello subconscio o anche profondamente consapevole di qualcosa. La consapevolezza può essere individuata in uno stato interno, quale ad esempio una sensazione viscerale o la percezione sensoriale di eventi esterni."
Semplificando, la coscienza equivale all'attenzione a quello che facciamo controllandolo consciamente.
Se una cosa la sappiamo fare, sarebbe semplicemente una pazzia! Sarebbe come tornare a scuola guida quando già sappiamo guidare! La mente cosciente è in grado di gestire pochi chunk contemporaneamente, poche azioni, pochi pezzi d'informazione!
Se usi consapevolezza come sinonimo di coscienza, la risposta è NO, Unity non significa essere coscienti di cosa facciamo, anzi!
Unity significa essere inconsciamente consapevoli. Accorgersi di aver fatto la cosa giusta solo dopo averla fatta ma vivendo a un livello percettivo più elevato del normale, privo di freni inibitori.
Nulla più di quello che capita a uno sportivo nella gara perfetta. Non pensa a ogni singolo passo, ma sperimenta una sensazione di pilota automatico (inconscia) dove il proprio Sè e la percezione di "Chi è" è presente più che mai (consapevolezza). La coscienza intesa come "pensiero logico" può inserirsi per svolgere il suo compito, poi viene messa da parte. Il tempo vola quando viviamo questi momenti perfetti, finisce sempre tutto troppo presto!
Il modo migliore per attivare uno stato di flusso? Fare quello che ami fare!
Il modo migliore per percepire uno stato di unità? Essere in flusso mentre percepiamo noi stessi come parte di qualcosa di più grande.
Breve sintesi di "conosci te stesso"
I 4 stadi della consapevolezza sono:
Inconsciamente inconsapevole
Consciamente inconsapevole
Consciamente consapevole
Inconsciamente consapevole
Marco De Filippo






consapevolezza coscienza coaching commenti04-05-2010
Lavorare e guadagnare con le proprie passioni
Se bazzichi sui siti di sviluppo personale avrai notato che c'è quest'idea ricorrente di "lavorare e guadagnare con la propria passione", idea bellissima, che condivido ma che presa sottogamba può nascondere diverse insidie. Qual'è la tua passione? Giocare a golf? Le arti marziali? Suonare uno strumento? Qualunque essa sia, nel momento in cui fai quell'attività ti senti molto vicino a uno stato di flusso, non è vero?
Nel momento in cui pensiamo di guadagnare con la nostra passione, la prima cosa che facciamo e immaginare semplicemente di poter essere in quella posizione di perfezione in ogni istante della nostra vita... Così Mario decide di aprire una scuola di arti marziali, e tutto va bene... per un po'.
Paradossalmente, quando la scuola sarà davvero grande, forse Mario comincerà a dover tenere la contabilità, dovrai gestire gli eventi, farsi sostituire da altri maestri, portare in riparazioni gli attrezzi, fare contatti, il commercialista...
Quante di queste cose fanno parte della tua passione? Quanto questi "dettagli" saranno fortemente presenti quando la tua passione si trasformerà in un lavoro? Se apri un'azienda che si occupa di consulenza,e invece che fare il formatore finisci per occuparti a tempo pieno di faccende burocratiche mentre le persone che hai assunto fanno quello che tu avresti voluto fare... stai lavorando con le tue passioni?
Tuttavia mi sento di incoraggiarti a fare il possibile per vivere con il tuo "lavoro perfetto" (che non sempre è collegato alla nostra passione, anzi), dunque qual'è la soluzione?
Invece di frammentare e idealizzare l'obiettivo, osserva il tuo futuro nella sua totalità: una cartolina che rappresenta quello che vuoi fare (ad esempio lavorare al mattino o al pomeriggio) o essere e assicurati di aver chiaro quale strada stai percorrendo e dove ti porterà (compresa la parte che meno ti piace). Ora puoi decidere se lo vuoi veramente oppure no.
Marco De Filippo






lavoro -lavorare -guadagno -guadagnare -passioni commenti27-04-2010
Comunicazione in famiglia
Oggi si parla tanto, soprattutto su internet, di comunicazione efficace e persuasione.
Ci sono molte persone che hanno appreso come comunicare meglio con gli altri sviluppando maggior sensibilità e consapevolezza. Nonostante questo, per gli esperti così come per i novizi, il contesto in assoluto più difficile si trova spesso fra le mura di casa.
Pensandoci sembra quasi un controsenso: perché la nonna tratta tanto bene la vostra fidanzata ed è scorbutica con voi? Come mai vostro marito è propenso ad accettare i consigli degli amici e non i vostri?
Ad alcune persone le stesse circostanze si verificano con il gruppo di amici che sembra inibirli totalmente, molto più di un semplice estraneo.
Perché accade?
La famiglia è il primo gruppo in cui ci veniamo a trovare fin dall'infanzia. In famiglia, così come in qualsiasi contesto sociale, i rapporti trovano un loro equilibrio molto presto: il leader emerge quasi subito e così aiutanti, sottoposti, ecc.
I componenti comunicano attraverso presupposti, credenze e atteggiamenti (ad esempio: "mio figlio è scorbutico, meglio anticiparlo urlando per prima") che trovano la loro genesi nei primi istanti in cui il gruppo si crea. Sono presupposti che mutano molto lentamente nel tempo: il gruppo si auto-organizza inconsciamente e si auto-protegge dal cambiamento, perché se ciò non accadesse si sfalderebbe molto velocemente.
In un mondo dove i ragazzi vivono a casa con i genitori fino ai 30 anni e oltre, il figlio che cresce crea instabilità perché il suo cambiamento è troppo rapido rispetto ai tempi "biblici" con cui un gruppo si riorganizza.
Quando scegliamo la via del mio miglioramento personale, spesso in famiglia vengono sollevate delle obiezioni, verbali o non verbali: a prima vista sembrerebbe quasi che i nostri familiari vogliano inibirci, limitarci o frenarci. La verità è che qualsiasi cambiamento all'interno del gruppo può essere pericoloso. E' lo stesso motivo per il quale l'evoluzione personale richiede del tempo: l'essere umano, così come un gruppo, predilige l'omeostasi.
Consiglio numero 1: rallentare.
Non abbiate fretta di mostrare il vostro "cambiamento" o di "imporre" un nuovo stile di vita al gruppo familiare. Rallentate, fate dei piccolissimi cambiamenti ogni giorno e fate in modo che portino vantaggio all'interno gruppo. Se è possibile fate in modo che appaia che il cambiamento in positivo sia opera degli altri componenti della famiglia e non vostro.
Consiglio numero 2: non cambiate i ruoli.
Non cercate di modificare i ruoli all'interno del gruppo ma seguite il "consiglio numero 1" fino a quando la situazione non si riorganizza automaticamente. Non mettete in discussione il leader per nessun motivo: la rivoluzione in questo campo è da evitare come la peste.
Consiglio numero 3: prendetevi la responsabilità.
Se vostra madre/marito/figlio urla con voi e voi urlate con lui/lei, ci sono due persone che urlano. Prendetevi la responsabilità di cambiare per primi il vostro atteggiamento, anche se l'ego vi spingerebbe a non mollare. Fatelo per un paio di mesi, con determinazione e vedrete cosa non succede!
Consiglio numero 4: agire velocemente.
Per la serie "prevenire è meglio che curare", per quello che riguarda un nuovo gruppo che si sta formando (es. prima uscita con 3 o 4 nuovi amici), assicuratevi di scegliervi consapevolmente il ruolo che volete avere comportandovi in modo CONGRUENTE a quel ruolo il più presto possibile: la prima impressione è essenziale.
Ricordate: quello a cui vi opponete persiste. Se l'altro spinge, cedete!
Seguite questi pochi consigli e vedrete che il detto "nemo profeta in patria" non avrà più senso, per voi.
Marco De FIlippo






comunicazione -persuasione -famiglia -familiare commenti07-04-2010
Esprimi ti stesso
Silvano Agosti ci parla dell'espressione di noi stessi. A parte la sua durezza nei confronti del denaro (in parte legittima e che in parte condivido), qui dentro c'è molto del mio pensiero, ascoltalo un paio di volte! Ringrazio Vittorio Modena per la segnalazione.






coaching Silvano-Agosti commenti05-04-2010
coaching, new age e consapevolezza
Siamo passati dal televisore in bianco e nero, a quello a colori, a quello ultrapiatto, a quello led... e abbiamo superato quella soglia oltre la quale la collettività è diventata meno ricettiva alla pubblicità, ai nuovi modelli di computer, al navigatore satellitare. Presto uscirà l'I-pad (Si, con la A!): diciamolo ormai sa tutto di "già visto". Quando guardo un ragazzino di oggi, annoiato dai mille computer, ipod o telefonini che ha in tasca e lo confronto anche solo con la mia generazione, mi rendo conto delle enormi differenze che ci sono.
Secondo un famoso rabbino, Laitman, la crisi economica sarebbe proprio un riflesso di un ego collettivo che sta crescendo esponenzialmente, al punto che può essere soddisfatto solo da qualcosa di "spirituale". La crisi sarebbe quindi lo specchio di una consapevolezza che sta crescendo, di una ricerca interiore che a livello generale si sta facendo più intensa vanificando i tentativi dei media "di fare colpo"; in questo senso sarebbe dunque un fattore di crescita collettiva, una specie di "male comune" che porterà a qualcosa di buono in un prossimo futuro: maggiore consapevolezza.
Per spirituale si possono intendere tante cose ma dal mio punto di vista è verissimo che la ricerca di una maggiore autostima, fiducia, e benessere psicofisico sia -senza tirare in ballo gli ideali new age- argomento di interesse per sempre più persone, soprattutto giovani.
Marco De Filippo






coaching consapevolezza commenti05-04-2010
Vendita naturale: vendere senza vendere.
Sei un libero professionista? Allora questo post potrebbe essere interessante per te.
Un mio cliente mi ha chiesto se è possibile vendere alla maggior parte delle persone che si incontrano: "se mi spieghi il modo, con tutte le persone che conosco, sarò ricco in una settimana!".
Normalmente, in realtà, è molto più facile non vendere che vendere: in un contesto non selezionato (es. in mezzo alla strada, a fare volantinaggio), i no saranno sempre superiori ai si: è praticamente una legge di mercato (per si intendo quando il cliente ci paga). Ci sono dei contesti, però, dove la percentuale di chiusura si avvicina al 100%, ma... sono contesti che per loro natura selezionano la tua clientela!
Ad esempio, se sei un buon personal trainer e regali una prova gratuita a tutti i clienti interessati all'interno di una palestra (prima scrematura), puoi aspettarti -con percentuali vicine al 100%- che il cliente in questione comprerà poi un pacchetto di lezioni.
Questa prima "scrematura" è estremamente importante. Per vendere naturalmente hai quindi bisogno di entrare in un contesto di persone interessate a quello che proponi ed essere abbastanza esperto-appassionato da destare l'attenzione dei presenti. Se farai questo potrai "vendere naturalmente", nel senso che potrai limitarti a PARLARE di quello che ami e saranno gli altri a venire da te!
Esercizio: identifica 5 contesti (es. corso di Yoga) dove le persone potrebbero essere interessate ai tuoi servizi, ossia quei contesti che racchiudono clientela SPECIFICA e altamente SELEZIONATA rispetto a quello che vuoi vendere e offrire.






mente coaching vendere vendita commenti05-04-2010
Pensiero positivo o percezioni positive?
Nella PNL si identificano diversi canali sensoriali attraverso cui entriamo in contatto con l'esperienza esterna ed interna al nostro essere.
A quale livello si trova il "pensiero positivo"? La maggior parte delle persone che vuole praticare questo genere di approccio alla vota lo fa solo ad un livello, generalmente quello "auditivo": quindi cerca di motivarsi con delle frasi potenzianti che allontanino una sensazione negativa momentanea.
Un esempio? Ho paura e dico nella mia mente "Vai Marco, puoi farcela".
Questo approccio funziona abbastanza bene con qualcuno ed è totalmente inefficace con altri (tanto che viene prontamente abbandonato). In Unity si cerca di lavorare principalmente a livello percettivo.
Quello che si cerca di fare è raggiungere una condizione in cui questo genere di frasi nasce spontaneamente nella tua mente, un pensiero positivo che si espanda a tutti i livelli sensoriali, quindi.
Cosa accade, infatti, se nella mia mente dicessi "Vai Marco, puoi farcela" e sentissi una sensazione cinestesica (corporea, ad esempio nella pancia) che afferma l'esatto opposto?
Nei sistemi "generativi" si parla dunque di "posizione" per identificare quella condizione somatica e semantica dove sei in "equilibrio" e il pensiero positivo è semplicemente una conseguenza inconscia di questa posizione, più che una forzatura indotta dall'esterno a livello conscio.
Fai questo semplice esercizio: ti è mai capitato di stare benissimo e che il pensiero positivo fosse un riflesso di quel momento speciale? Ripensaci per tutto il giorno, scopri come è successo, prendine consapevolezza, scrivi su un foglio i tuoi pensieri.
Concentrati ogni giorno su questo genere di eventi, dimentica i problemi e approfondisci ciò che già funziona nella tua vita: quando sarai in grado di indurre questi momenti modificando la postura, il tuo modo di pensare, di respirare, attraverso il tuo portare l'attenzione su qualcosa piuttosto che su un'altra, quando tutto sarà spontaneamente facile, avrai in mano la carta vincente da usare in TUTTI i contesti della tua vita.






mente coaching pensiero-positivo pnl commenti05-04-2010
Rinegoziare i rapporti umani
Una delle cose più difficili per un essere umano è rinegoziare un rapporto con un'altra persona. Un mio amico considera un "NO" le persone che non si interessano spontaneamente a lui ma è preoccupato di modificare i suoi rapporti con questi amici di vecchia data perché altrimenti rischia di rimanere "solo".
Posso in parte condividere questa preoccupazione, ma non completamente. Operare in un contesto di persone che non è in risonanza con noi per paura (della solitudine) avvicina o allontana dall'obiettivo di essere al meglio di noi stessi? Infatti, nel 90% dei casi quando ci trasformiamo si modifica anche il nostro circolo sociale.
Lo stesso vale nei rapporti fra uomo e donna: quante persone conosci che stanno con un partner di passaggio per non rimanere soli? Questa scelta non è come prelevare dalla banca della propria autostima, ogni giorno, 100 dollari?
Prendi quello che ti ho detto con le pinze, perché devo fare attenzione visto che un consiglio può anche essere ascoltato... ma ricorda anche che, a volte, se hai un dubbio non c'è nessun dubbio: sai quello che è meglio per te.
Marco De Filippo






mente coaching rapporti-umani relazioni commenti05-04-2010
Comunicazione circolare e coaching
Comunicare, lo sanno anche i bambini, significa mettere in comune.
Sembra ovvio, vero?
Eppure non conosco moltissime persone che comunicano, conosco moltissime persone che informano. Potete immaginare la comunicazione come una rotonda e l'informazione come una strada a senso unico. In uno dei post precedenti ho parlato di cantastorie e tipi domanda. I cantastorie sono spesso i classici informatori. A livello celebrale funzionano molto velocemente, tantissimi dettagli. Percepiscono l'altro come il bersaglio della loro informazione e lo colpiscono con un tifone di idee senza tener conto di alcun tipo di feedback: ecco perché la strada é a senso unico.
Quando comunichi realmente la sensazione é quella di un flusso di energia fra te e l'altra persona.
Le informazioni passano da me a te e ritornano a me modificate, approfondite: l'interfaccia che ci lega é funzionale.
Si mette in comune l'esperienza e al termine si é cresciuti;. Perfino una serata di battute fra amici può far crescere un essere umano, mentre ascoltare una persona che ci parla di Shakespeare riversandoci addosso quello che sa senza permetterci di prendere parte al gioco non ha mai fatto crescere nessuno.
Se studi comunicazione, dimentica tutte le regole e le regolette e assicurati di comunicare in modo circolare con gli altri, viceversa a qualche livello sarai percepito come fastidioso
Marco De Filippo






coaching comunicazione commenti04-04-2010
Allenamento funzionale e coaching a torino e biella
La nostra storia passata, come popolo, è costellata di "dualismi" : il più classico? Mente - corpo.
Oggi stiamo riscoprendo che queste due componenti sono inscindibili. Nel coaching si lavora somaticamente, sulla postura, nella preparazione atletica si lavora sulla mente, sull'atteggiamento alla gara.
Le nuove tendenze, per quello che riguarda l'allenamento fisico sono gli allenamenti "funzionali", dove per funzionale ci si riferisce a quei movimenti che sono funzionali alla vita e che nella palestra classica erano presenti solo limitatamente (basti pensare al salto, che è uno schema motorio di base poco allenato nelle palestre).
La stessa tendenza è visibile nell'allenamento mentale, nel coaching e nel miglioramento personale. Anche l'allenamento per la nsotra mente sta diventando sempre più funzionale, da quando ci si è accorti che l'applicazione di "tecniche" per stare meglio è poco efficiente rispetto a un lavoro sulla struttura globale corpo-mente: imparare a mantenersi in uno stato mentale e in una condizione fisiologica di massima prestazione sviluppando consapevolezza di quando si è in quella posizione e quando no.
Befree personal training si sta muovendo nella direzione del personal coaching, ma tu puoi, fin da ora, riprendere confidenza con il tuo bisogno di naturalezza, nel tuo atteggiamento, nel tuo stato emotivo, nel tuo allenamento.






allenamento-funzionale coaching commenti04-04-2010
coaching e comunicazione
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enneagramma, coaching, comunicazione
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Non amo le suddivisioni psicologiche in "tipi" in stile "enneagramma" ma questa volta voglio fare un'eccezione. Generalizzando, trascurando i dettagli e i tipi "ibridi" ho empiricamente notato, nelle mie ore di coaching, due tipi di persone: chi ama fare domande e chi ama raccontare.
Partiamo dai cantastorie: sono persone che parlano tantissimo di qualsiasi argomento. Questo genere di persone riescono a monopolizzare l'attenzione su di se, su quello che stanno raccontando. Possono parlare di nulla per ore. Hanno l'abilità di mantenere l'attenzione sul mondo esterno così che sembra che a loro sia sempre successo qualcosa di interessante, divertente o di cui valga la pena parlare. Non fanno molte domande agli altri, si aspettano che gli altri parlino spontaneamente di loro stessi e se non lo fanno sono "noiosi": eviteranno le domande specifiche fino all'ultimo perché pensano: "se il mio interlocutore non parla di se spontaneamente probabilmente non ne vuole parlare, io farei così!". Sono in crisi quando si trovano davanti a qualcuno che parla più di loro, quindi: se vuoi conquistarli lasciali parlare, ti riterranno un ottimo compagno di chiacchierate anche se ti limiti ad annuire!
I tipi da "domanda" sono persone più analitiche, sono gli "osservatori". Spesso hanno maggiori difficoltà ad inserirsi in un discorso per il semplice fatto che nel 90% dei casi non c'è dal loro punto di vista molto da approfondire all'esterno, quello che a loro interessa di più è la percezione. Si aspettano che gli altri si interessino a loro e si offendono se questo non accade. Non parlano spontaneamente di loro stessi e sono degli ottimi ascoltatori. Spesso sentono di non esprimere lo stessi al 100% perché infondo di se vorrebbero parlare ma non riescono a farlo naturalmente: se vuoi conquistarli interessati a loro e alle loro passioni.
I tipi domanda sono quelli che spesso studiano miglioramento personale, essendo persone spesso più "sensibili".
La domanda successiva è: quando sei al meglio di te stesso, quando tutto è perfetto, come ti comporti? Molto spesso, alcuni "tipi da domanda" si trasformano in cantastorie quando si sentono a loro agio, il contrario non capita quasi mai.
Marco De Filippo






coaching comunicazione enneagramma commenti04-04-2010
Torino Winter Park 2010
Marco De Filippo






Movimento Torino-winter-park befree commenti04-04-2010
oltre la pnl
Durante l'ultima sessione di coaching, parlavo con un mio cliente, già esperto in PNL, che voleva conoscere meglio le evoluzioni di questo sistema. Gli ho spiegato il funzionamento di alcuni sistemi di sviluppo personale che ho anche usato nell'ambito del coaching (perché funzionano abbastanza bene) e che vengono ritenuti, più o meno ufficialmente, evoluzioni della PNL.
Tuttavia, siccome non riesco a scendere a compromessi con quello in cui credo, il discorso si è spostato sull'idea stessa di sistema. "Davvero credi...", gli ho chiesto "che un sistema possa prima o poi essere perfetto?".
L'evoluzione della PNL, come di qualsiasi altro approccio al miglioramento della persona, non può essere che un "non sistema", una mappa del mondo, se vogliamo utilizzare termini cari proprio alla "PNL" che sia aperta, ed un approccio orientato alla percezione consapevole durante la pratica. Esprimere se stessi onestamente non è un sistema, a questo approccio ho dato il nome di Unity non system.
Un sistema non può insegnare ad esprimere se stessi onestamente. Si possono usare concetti utili di vari sistemi, (attualmente uso in particolare quelli generativi) ma l'uomo deve essere messo in primo piano. Il solo affermare "io pratico la PNL" rinchiude il praticante in una scatola. Questo concetto, ostico per noi occidentali, è invece presente soprattutto nelle discipline orientali: nel taoismo si porta l'individuo all'illuminazione liberandolo delle concettualizzazioni rigide attraverso paradossi irrisolvibili che costringano la mente in uno stato di flusso e mobilità continua priva di forma.
Arrivare al flusso richiede di "percepire", richiede di conoscersi. Questa è la strada.
Sei sei un praticante di questo o di quest'altro sistema, comincia a scremare tutto quello che non ha funzionato su di te, comincia ad aggiungere tutto ciò che ha funzionato anche se non è del sistema che pratichi... aggiungi ciò che è tuo, che funziona a te come essere umano e infine ritrovati libero da qualsiasi schema rigido: be free!






mente coaching PNL commenti04-04-2010
Le 4 vie per un successo strepitoso
Buona Pasqua! Anche tu hai comprato l'uovo? Ricordo che quando ero piccolo aprivo l'uovo con grande eccitazione principalmente per la sorpresa. Generalmente dentro c'era qualcosa da montare o un pupazzo che avrei buttato in un angolo nell'arco di due giorni... eppure prima di aprire l'uovo mi sentivo come a natale!
L'essere umano è spesso alla ricerca della sensazione di "ricevere troppo", di ottenere qualcosa che superi le aspettative. Vorremmo ottenere 100 quando ci aspettiamo 10... e qualcuno sembra esserci riuscito! Pensa a i creatori di Youtube, Google, il tetrapac, il velcro (in questo caso la nasa!). Tutte invenzioni a cui, magari, con l'aiuto di un ingegnere o un informatico "saremmo potuti arrivare anche noi"... ma per qualche motivo ce ne accorgiamo sempre troppo tardi... ma è tutto così semplice? Quali sono le vie per un "successo strepitoso"?
Va bene, questo post è un uovo di pasqua con la sorpresa dentro: ti svelo cosa deve esere presente per ottenere quel genere di successo che non ci aspettavamo.
Un'idea che sia innovativa, semplice ed efficace. Una strada che non è ancora stata battuta o una rivisitazione di qualcosa che già esiste: la parola chiave è NUOVO. In un contesto relazionale magari si tratta di quella sorpresa che il nostro amico non si aspetterebbe mai. DI solito quando abbiamo un'idea come questa, quando si accende la lampadina, percepiamo chiaramente dentro di noi è l'idea giusta! Ma a differenza di come molti credono, non basta!
Il contesto si riferisce alla configurazione dell'ambiente esterno e dei suoi abitanti in quel momento, ed anche a quello che è accaduto in passato, a quello che è considerato giusto o sbagliato... eccetera. Nel caso di Youtube, non esisteva nulla di simile prima su internet, inoltre c'era una grossa fetta di persone che voleva condividere materiale audio - video grazie all'avvento delle telecamere digitali. Il contesto era perfetto, c'era una silenziosa richiesta di mercato.
Quando il contesto è giusto, ci vorrà poco perché qualcuno sfrutti l'occasione, in questo caso agire velocemente è indispensabile. Il giorno dopo sei già secondo! Quindi, idea giusta e contesto giusto ma momento sbagliato = risultati mediocri!
Investire tempo, denaro o energie in quell'idea, nel contesto giusto, al momento giusto è l'unico modo per mantenerla in vita.
Se questi quattro fattori sono presenti potrai ottenere quel genere di successo che apparirà impensabile ad altre persone.
E' verissimo quindi che Youtube è un'idea semplice, che lo è anche Google... ma è anche vero che sono innovative, che sono stati lanciati nel contesto giusto, ricettivo, esattamente al momento giusto e ci sono stati degli investimenti successivi per accrescerne la visibilità.
Se nella tua vita c'è un campo dove hai una buona idea, e ti trovi in un contesto ricettivo, MUOVITI!
E' possibile creare il contesto giusto con le proprie forza? Forse, dipende da quanto vuoi investire. Certamente non è una strada fra le più semplici: se puoi, non vendere merluzzo in discoteca!
Marco De Filippo






mente coaching successo commenti03-04-2010
il coaching e i disturbi del sonno
Ti capita di impiegare più di 30 minuti ad addormentarti?
Ti capita di rigirarti nel letto senza sosta?
Per quanto ti sforzi ti ritrovi a pensare a cosa è successo, succederà o dovrebbe succedere nella tua vita?
E' una faccenda molto comune... ma facciamo un po' di "neurologia" del sonno e vediamo perché contare le pecore è la scelta peggiore che puoi fare...
Le onde celebrali vengono classificate in base alla frequenza, onde alfa, beta, delta ecc... In stato di veglia le nostre onde celebrali vengono definite "onde Beta", quando sognamo "onde Theta". I neurologi perdoneranno la semplificazione, ma il mio approccio al miglioramento presuppone la massima praticità concettuale.
Ora... devi sapere che esiste un ritmo, chiamato "alfa" che una frequenza celebrale che si manifesta quando siamo in "dormiveglia", o anche quando "immaginiamo". Le onde alfa, la cui velocità è circa 10 cicli al secondo, si inseriscono, in quanto a frequenza fra la veglia e il sogno.
Quando vuoi dormire, hai bisogno prima di passare alla frequenza celebrale alfa e poi addormentarti. Quindi, ecco un semplice trucco per dormire:
Immagina.
Immagina in modo molto dettagliato, per esempio, una vacanza. Immagina di essere salito sull'aereo, di decollare. Comincia ad immaginare ogni dettaglio a partire da lì. Puoi fare dei salti temporali e ritrovarti alle Maldive, sotto le palme. Devi essere molto preciso nei dettagli sensoriali: visivi, auditivi e cinestesici.
Come sono fatte le palme? Con chi sei? Che costume hai? Quale sensazione ti provoca il sole sulla pelle? E l'odore del mare?
Scegli un'esperienza virtuale che sia per te piacevole e immergiti in essa, in poco tempo ti ritroverai a sognare, e sarà mattina.
Marco De Filippo






coaching sonno commenti23-03-2010
Il talento
E' molto interessante dal punto di vista di un coach osservare come la mente possa influenzare i risultati sportivi in modi che, spesso, sono "invisibili" ai trainer che si dimenticano dell'esistenza di questo potente organo umano.
Alcuni giorni fa stavo seguendo una cliente per una lezione di personal training. La lezione è iniziata come di consueto, con un breve riscaldamento; poi abbiamo iniziato a lavorare con un circuit training che prevedeva anche un esercizio piuttosto impegnativo tecnicamente. Sapevo che questa persona si sarebbe trovata in difficoltà davanti a quell'esercizio ma l'ho motivata a provarci comunque.
L'effetto è stato impressionante!
Dopo essere riuscita senza problemi ad affrontare questa piccola "sfida", la mia cliente è entrata in uno stato mentale nuovo, percepibile a livello somatico. Nel nuovo stato le risorse di questa persona si sono dimostrate essere talmente superiori a quelle precedenti da lasciami a bocca aperta. Ha completato senza problemi l'allenamento, anzi mi ha chiesto perfino di fare di più e mi ha più volte ribadito che "sarebbe potuta andare avanti anche per altre due ore".
Un personal trainer che non conosce il funzionamento a stati tenderebbe -come si fa spesso- a identificare in simili eventi, situazioni in cui il cliente è "entrato in forma" (Quante volte avete sentito dire "sono in forma?"). Ragionando da questa angolazione avrebbe forse scelto di modificare la scheda di allenamento o di sfruttare il picco di performance caricando maggiormente l'atleta.
Nella metodologia dell'allenamento questo "picco di forma" viene ricercato tramite una programmazione annuale funzionale. Tuttavia spesso, nonostante gli sforzi dei preparatori atletici, alcuni atleti sembrano arrivare alle gare costantemente fuori forma... come mai?
Questo accade quando l'atleta non è in grado di aceddere volontariamnte a uno stato di flusso dal quale produrre performance eccellenti è sempre possibile.
La mia cliente non era più in forma del solito, semplicemente ha avuto accesso a quella configurazione interna dove la "forma fisica", salvo patologie, esiste sempre. Se una persona è in grado di mantenere questo stato per la maggior parte del tempo, in gara e in allenamento, questo è quello che viene definito "talento".
Se vuoi approfondire, vieni il 9 e l'11 marzo alla presentazione del corso modella l'eccellenza a Torino, parleremo proprio di questo: ti aspetto!
Marco De Filippo






coaching risultati-sportivi commenti06-03-2010
Fili invisibili
Marco De Filippo






Mente coaching talento commenti16-12-2009
Buon natale a tutti!
Lo staff della Befree vi augura un fantastico, meraviglioso natale... con questo video:






BEFREE AUGURI commenti07-12-2009
coaching e pensiero positivo per essere felici
Riesci ad esprimere realmente gioia, a celebrare la vita? Per me che sono un tipo introverso non è mai stato molto semplice...
Io definisco la postura e la mimica come "l'arte di esprimere il corpo".
Senza dubbio è davvero un’arte complessa (non complicata) e che richiede un lavoro di consapevolezza importante ma necessario (solo se hai abitudini scorrette).
Fai questo semplice test, sorridi, ma non troppo evidentemente. Sorridi impercettibilmente! Mantieni questo sorriso per qualche secondo…
ancora un pò…
ancora un pò…
ancora 10 secondi, la sensazione è quella di "sorridere con gli occhi".
Ok! Come va? Non è vero che ti senti meglio ad un qualche livello? Non è meraviglioso il modo in cui funzioniamo? Ma aspetta! C’è di più!
Sai bene che una persona che si allena da molti anni a sollevare pesi è più forte di un sedentario, giusto?
Ebbene, i muscoli mimici delle persone tristi, ansiose o semplicemente stressate SONO ATROFIZZATI! Ebbene si! Il punto è che molte persone non sono allenate ad essere felici e di conseguenza il corpo, mantenendo una postura e una mimica triste li fa ricadere nello stesso stato indesiderato! Occorre lavorare sulla mente e sul corpo, contemporaneamente.
Ecco la notizia fantastica! Puoi iniziare subito a riallenarti alla felicità. Sono sincero, ci vorrà un pochino di tempo, io mi alleno spesso e ho ancora da imparare: l’eccellenza richiede sempre di allenarsi come una medaglia d’argento che vuole vincere le olimpiadi! E allora, ecco l’esercizio da fare:
Oggi per tutto il giorno, a costo di sentirti “sciocco”, esprimi gioia con tutti, celebra la realtà che hai davanti e le opportunità che ti può dare anche se ora non le vedi. Comincia a farlo PRIMA che tutto sia perfetto!
Sorridi, fai complimenti alle persone, lasciati andare: togli i freni!
Aspetta: togli i freni, non pensare di toglierli, toglili! Inizia una conversazione con la prima persona che incontri per strada, sorridi a tutti quelli con i quali incroci lo sguardo. Meraviglia!
Lo sai perchè le persone bevono alcolici? Per togliere i freni inibitori e sentirsi così! E se tu potessi sentirti così bene ed essere comunque più lucido che mai? Non ti sto dicendo che devi impazzire, ma esprimere te stesso al 100%. Come ti configuri personalmente quando sei al meglio? Forse parli molto, forse preferisci ascoltare, certo è che non dai tempo ai pensieri limitanti di crescere nella tua mente: senti la paura e fallo comunque!
Fai il primo passo e comincia oggi. Una giornata o un mese “nero” capitano a tutti (anche a me) ma una vita serena e felice è possibile! Non basta sorridere per avere la vita dei tuoi sogni, ok, ma è un primo passo! Un pò alla volta la creeremo insieme!
Ps.
Ricorda però di rimanere con i piedi per terra. Se ad esempio quello che vedi allo specchio non ti piace, beh ridici su e poi comincia a fare un pò di allenamento fisico, vedrai che bomba per la tua salute!
Marco De Filippo






COACHING pensiero-positivo commenti07-12-2009
Il miglior investimento.
Sono appena tornato da 3 settimane di vacanza studio in Irlanda, esattamente da Dublino. E’ stata un’esperienza formativa che mi ha arricchito notevolmente dal punto di vista spirituale e mi ha fornito ottimi spunti per scrivere questo articolo.
Due sono le cose che mi hanno maggiormente colpito: il carattere del popolo irlandese e i valori di un gruppo di ragazzi spagnoli che pernottavano nel mio stesso residence.
Nella mia permanenza a Dublino ho potuto sperimentare la gentilezza degli irlandesi, un popolo ospitale, pronto a far conoscenza ed ad aiutarti ma senza alcun secondo fine: pub pieni di gente, ricchi di vita, di sano divertimento; strade affollate di musicisti di tutte le età pronti a esibire le loro canzoni e sonorità con grande dignità.
In poche parole ogni giorno si respirava energia, vitalità, essenza.
In realtà tutto questo non sembrerebbe niente di speciale, questo dovrebbe essere la normalità della vita quotidiana.
Hai ragione…..eppure ogni giorno vedo ragazzi con gli occhi spenti, privi di quell’energia, di quell’entusiasmo tipico dei bambini.
La filosofia della Befree è quella di sentirsi liberi di essere ed esprimere se stessi, liberi di aprirsi alla vita senza la paura del giudizio altrui o degli insuccessi a cui possiamo andare incontro.
La seconda cosa che mi ha colpito positivamente è stata la cordialità, il profondo senso di amicizia, il calore e la passione di questi 30 ragazzi spagnoli, sempre pronti a far festa e a regalarti felicità.
Aiutare gli altri, essere disponibili, trasmettere energia positiva intorno a te, semplicemente sorridendo e godendo delle meraviglie che ci circondano sono l’investimento più grande che puoi fare in questa vita per essere felice.
Se è vero che diventiamo le persone che frequentiamo, e se è vero che attiriamo nella nostra vita cose e persone simili a noi, ai nostri pensieri e alle nostre azioni, ecco che non vedo altro miglior investimento per rendere la propria vita un capolavoro se non quello di condividere con gli altri emozioni e di contribuire anche solo con un sorriso a migliorare questo mondo.
Se sei iscritto alla mailing list ed hai ricevuto ed ascoltato “il codice della vendita” potrai certo ricordare quanto è facile ottenere risultati nella vita semplicemente curando le relazioni con le persone.
Investi in emozioni positive e senza che tu abbia il tempo di accorgertene ti si apriranno molte opportunità nella vita.
Ivan Greppi






MENTE -COACHING commenti07-12-2009
Schiavo o surfista?
In questo periodo, come non mai, mi diverto un sacco ad osservare il comportamento umano ed è veramente meraviglioso notare come alcune persone abbiano la forza ed il coraggio di scrollarsi di dosso gli inutili condizionamenti della società.
Alcune persone pensano che ci sia quella che i media definiscono crisi, altri, come me, pensano che sia un momento fantastico!
La differenza?
Chi pensa sia un periodo difficile si blocca, ha paura e resta in attesa che altri facciano qualcosa per lui. Mentre aspetta si culla nelle sue mille lamentele, diffonde pessimismo e prova una profonda frustrazione.
Chi invece ha fiducia, fa come i surfisti: nuota con vigore verso l’onda che arriva per essere pronto a cavalcarla, ha entusiasmo e si diverte!
Quando dico queste cose noto spesso che le persone sgranano gli occhi, guardano in basso e abbassano i bordi della bocca come per dire: “A me non sembra proprio, non so come tu faccia a pensarla così. Tutti i giornali parlano di crisi, deve esserci per forza”.
Così, dopo aver raccolto un pò di idee mi dicono: “La crisi c’è! Tante persone sono in cassa integrazione e rischiano di non avere più un lavoro. Alcune di queste hanno 50 anni, cosa pensi che possano fare adesso? Credi che sarà facile per loro trovare nuovamente lavoro?”.
Vedete, la crisi non è ora e non è qui, è solo nella mente delle persone, allo stesso modo in cui lo è il successo.
Se una persona di 20 anni ambisce ad un posto di lavoro “fisso”, dove svolge una mansione ripetitiva per 40 anni di fila, senza che vi sia una crescita professionale sostanziale, ovvero dove non debba studiare per rimanere al passo, e lo trova, quando arriva a 50 anni e viene lasciata a casa, sarà sicuramente in difficoltà. E’ normale, ha dormito per 30 anni! Invece di aver aumentato il proprio valore, investendo in formazione personale, si trova ad avere sul mercato un valore inferiore a quello di un ragazzo di 20 anni senza alcuna esperienza. Capite che è assurdo?
Chiunque può tornare ad essere padrone della propria vita in qualsiasi momento, deve solo deciderlo, fissarsi degli obiettivi ed avere fiducia.
Fai la tua scelta: preferisci essere SCHIAVO o SURFISTA?
Paolo Garizio






MENTE COACHING commenti07-12-2009
Soluzioni?
Alle volte il comportamento umano è davvero curioso.
Ci sono persone che impiegano la loro intera esistenza a cercare le soluzioni ai loro problemi e passano da un’esperienza all’altra all’ossessiva ricerca di ciò che pensano possa far luce nella loro vita.
E’ un po’ come se, senza saperlo, avessero iniziato la loro ricerca del calice santo graal, ma, come tutti dovreste sapere, la famosa reliquia nascondeva un profondo segreto. Solo uno dei cavalieri di re Artù riuscì nell’impresa, perché fu in grado di disperdere le tenebre che oscuravano la sua mente e giungere così alla vera consapevolezza.
Vi starete chiedendo di cosa io stia parlando.
Vi siete mai fatti domande come queste:
1.Come posso guadagnare più soldi?
2.Troverò mai il vero amore?
3.Riuscirò ad avere il corpo che ho sempre sognato?
4.C’è qualcosa che mi può far sentire più sicuro quando esco la sera?
5.I soldi fanno la felicità?
6.Dio esiste?
Noi della befree non abbiamo le risposte a queste domande, ma conosciamo qualcuno che invece le ha tutte. Sapete di chi sto parlando? Provate a guardarvi allo specchio e lo scoprirete!
Solo Voi avete il potere di dare delle risposte concrete a queste domande.
Il nostro compito, come coach e personal trainer è quello di estrarre tutte quelle risorse che già avete dentro di Voi. Coaching, Personal training, Yoga-pilates, Krav maga, Kettlebell, possono essere le soluzioni ai vostri problemi? Forse sì: noi possiamo indicarvi la strada, ma sta a voi percorrerla ed il risultato dipende esclusivamente da quanto vi impegnerete e crederete che quella cosa sia buona per voi.
Dico davvero, il resto è proprio secondario.
Paolo Garizio






Mente coaching commenti07-12-2009
obiettivi
Accade quasi ogni anno, magari dopo il giorno di natale ed è un rituale davvero divertente: riflettere su come vorremmo trasformare la nostra vita nell’anno a venire.
Smettere di fumare, fare attività fisica, trovare la ragazza “giusta”, lasciare il ragazzo “sbagliato”, cambiare lavoro o fare una bella vacanza; intenti che, scommetto, vi ricordano qualcosa! 
Poi, magicamente, ci ritroviamo a febbraio o marzo, riscoprendoci ancora negli stessi atteggiamenti di sempre, a dormire amabilmente sugli allori o a giustificarci con noi stessi del perchè e del per come non abbiamo “potuto” (???) farcela.
Allora, volete sapere perchè spesso le persone non raggiungono i loro obiettivi?
Davvero? Siete proprio sicuri?
Va bene, ve lo dico subito.
Anzi no, ve lo dico dopo! 
Chi di voi studia PNL o conosce il coaching avrà forse sentito parlare dell’assunto secondo cui chi scrive i propri obiettivi li raggiunge nel 95% dei casi (stranamente la percentuale cambia da autore a autore); mi piacerebbe davvero sapere come hanno tirato fuori questo numero: l’ho sempre detto io che la PNL è “magica”!
Questa percentuale è, senza mezze misure, eccessiva in positivo. Non che io abbia nulla contro l’effetto placebo , più che altro non lo ritengo necessario quando si parla di allenamento mentale o di coaching. Posso garantirvi che scrivere i propri obiettivi non è che un mezzo e personalmente, nel coaching, lo propongo soprattutto a clienti confusi, giusto per chiarirsi.
Allora volete sapere la verità? Perchè spesso le persone non raggiungono i loro obiettivi?
Semplice, perchè non hanno ancora conosciuto il metodo di coaching befree! No scherzo! Forse…
A parte le battute, la verità è che, nel 90% dei casi di “insuccesso”, quello che credevamo di desiderare non era semplicemente quello che desideravamo veramente.
Ora vi sconvolgerò davvero: la maggior parte delle persone non desidera un bel niente, a parte stare bene con il loro “bel niente” e questo è assolutamente legittimo, ed è pure un obiettivo ben formato, “pi-enne-ellisticamente” parlando.
Se non vi interessa il “successo” (qualunque cosa vogliano dire per voi queste parole), non lasciate mai che un libro, corso, o guru vi lasci credere che lo dovreste desiderare. Ogni strada può essere giusta! Decidere di vivere le esperienze che preferiamo noi è la strada maestra e quando siamo in grado di entrare nello stato mentale in cui sappiamo esattamente cosa vogliamo, non ci resta altro che fare le azioni “ispirate” necessarie. Infondo il coaching dovrebbe ocupparsi di questo.
Marco De Filippo






MENTE -COACHING commenti07-12-2009
coaching, counselling e auto-aiuto
Sono molteplici e multiforme i sistemi di coaching, counselling o auto-aiuto che si concentrano su una problematica per cercare di “risolverla”. Tuttavia questo modus operandi orientato al “cambiamento” si trasforma spesso in un’arma a doppio taglio.
Chi conosce qualcosa di coaching e costruttivismo sa che se cerchiamo di risolvere un problema considerandolo tale, spesso, ne generiamo uno ancora più rilevante: si chiama “compensazione”. Così una volta trovata la “soluzione fantasma” (soluzione a un problema che in realtà... non esiste) al “problema fantasma” (il problema che... non esiste), essa diventerà la causa reale di problemi reali (e non), generalmente opposti e spesso anche peggiori (dal nostro punto di vista, che è rimasto immutato) del precedente.
Esempio? Se l’atleta desidera aumentare la forza nelle sue gambe per saltare più in alto e considera questo un "problema" che richiede una "soluzione", potrebbe decidere di allenarsi il doppio (non è così infrequente) e così precipitare in quello che si chiama “sovrallenamento”, con tutte le conseguenze del caso. La semplice semantica della parola "problema" molto spesso non pone l'essere umano nella "posizione" di osservare le cose dal punto di vista più produttivo.
Forse, se l’atleta si fosse semplicemente allenato meglio (e magari meno), avrebbe ottenuto risultati maggiori: avrebbe semplicemente ottimizzato le sue azioni, la sua neurologia e la sua fisiologia.
Dire che “il problema contiene la soluzione” è un canone fulcro del miglioramento personale e del coaching, ma non è così scontato comprendere davvero la profondità di questa famosa affermazione. Cambiare il punto di vista signfica “riequilibrare”. Il “problema” non esiste nella realtà fisica, non c’è nulla nella realtà esterna che si possa chiamare “problema”: nella realtà interna, invece, ne possiamo plasmare quanti vogliamo… di “problemi”.
Sembrerà retorica, ma se le nostre tensioni sono localizzate (anche fisicamente) nella nostra testa e nel nostro corpo, allora la soluzione non è mai correggere ma prima di tutto smettere di considerare questo “problema fantasma” come un problema reale, e trasformarlo in un'opportunità: “la causalità lineare è una superstizione!”
Quindi, attento ai fantasmi, la prossima volta che ci capita di voler risolvere qualcosa, proviamo a riflettere sul fatto che molte volte la soluzione è nascosta nella semplificazione: una soluzione efficace dovrebbe farci “respirare meglio”, cioè portarci in una direzione di maggior comfort e dovrebbe essere ancora valida qualora si dovesse ripresentare una situazione simile a quella che ha dato via al processo di formazione del “problema”.
Marco De Filippo






COACHING counselling- commenti01-12-2009
liberati
Il bruco crede di essere un bruco, ma dentro di se è già una farfalla.
Il bruco tramite metamorfosi diventa farfalla, ma dentro di se lo è sempre stato. Quanti bruchi scelgono di provare a volare anche se non hanno le ali (ancora)?
E’ già tutto dentro di te. Be Free, essere liberi. La prima immagine che viene alla mente quando si pensa alla parola libertà è, forse, il galleggiare solitari fra le nuvole, nel cielo. Il suono del vento che ci coccola e ci accarezza, accompagnati da quelle vertigine nella pancia, quel getto di adrenalina naturale che tante volte abbiamo dimenticato essere parte integrante del nostro essere.
Rifletti: se tutti, guidati da un sano pensiero positivo ma realista (perchè il pensiero positivo a tutti i costi è malsano) e da un “modus operandi” solidamente orientato all'azione potessero “volare” ti prenderesti la responsabilità di prendere la rincorsa e lanciarti, nel cielo azzurro fra le nubi? Ho una buona notizia per te, puoi volare e non devi imparare a farlo, devi compiere la tua metamorfosi. La notizia che a qualcuno sembrerà meno buona è che Libertà equivale a responsabilità, io penso che dovrebbero essere sinonimi. Perché se sei libero allora puoi scegliere, e laddove c’è la scelta c’è la responsabilità di scegliere. E non la puoi delegare.
Liberi; liberi di muoversi, liberi dalla paura del fallimento, liberi dal grande fratello mediatico, dalla paura di rischiare (ma senza incoscienza), liberi dalle credenze limitanti della società moderna (ma senza diventare dei “rapiti dalla luce”), da tutte le mitologie annesse e dalle nostre cattive abitudini (come quella di lamentarsi e poi non fare nulla per cambiare le cose). In definitiva, liberi dalla paura della paura e di vivere la vita fino in fondo. Vuoi prendertela questa responsabilità?
Noi vogliamo essere “free” e abbiamo scelto di farlo e siccome ci è piaciuto tanto… …vorremmo condividere tutto questo con il resto del mondo. La nostra realtà è il nostro stato mentale, essere liberi è uno stato mentale. Il nostro coaching insegna questo. Quando sei nella posizione giusta (semanticamente e somaticamente) e la tua mitologia personale è sfolgorante e ti guida invece di bloccarti, allora, semplicemente i dubbi e le paure svaniscono, non esistono e il tuo destino si realizza!
Marco De Filippo






MENTE -COACHING commenti