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27-04-2010
Community » Blog » Comunicazione efficace in famiglia » 
Oggi si parla tanto, soprattutto su internet, di comunicazione efficace e persuasione.

Ci sono molte persone che hanno appreso come comunicare meglio con gli altri sviluppando maggior sensibilità e consapevolezza. Nonostante questo, per gli esperti così come per i novizi, il contesto in assoluto più difficile si trova spesso fra le mura di casa.

Pensandoci sembra quasi un controsenso: perché la nonna tratta tanto bene la vostra fidanzata ed è scorbutica con voi? Come mai vostro marito è propenso ad accettare i consigli degli amici e non i vostri?

Ad alcune persone le stesse circostanze si verificano con il gruppo di amici che sembra inibirli totalmente, molto più di un semplice estraneo.

Perché accade?

La famiglia è il primo gruppo in cui ci veniamo a trovare fin dall'infanzia. In famiglia, così come in qualsiasi contesto sociale, i rapporti trovano un loro equilibrio molto presto: il leader emerge quasi subito e così aiutanti, sottoposti, ecc.

I componenti comunicano attraverso presupposti, credenze e atteggiamenti (ad esempio: "mio figlio è scorbutico, meglio anticiparlo urlando per prima") che trovano la loro genesi nei primi istanti in cui il gruppo si crea. Sono presupposti che mutano molto lentamente nel tempo: il gruppo si auto-organizza inconsciamente e si auto-protegge dal cambiamento, perché se ciò non accadesse si sfalderebbe molto velocemente.

In un mondo dove i ragazzi vivono a casa con i genitori fino ai 30 anni e oltre, il figlio che cresce crea instabilità perché il suo cambiamento è troppo rapido rispetto ai tempi "biblici" con cui un gruppo si riorganizza.

Quando scegliamo la via del mio miglioramento personale, spesso in famiglia vengono sollevate delle obiezioni, verbali o non verbali: a prima vista sembrerebbe quasi che i nostri familiari vogliano inibirci, limitarci o frenarci. La verità è che qualsiasi cambiamento all'interno del gruppo può essere pericoloso. E' lo stesso motivo per il quale l'evoluzione personale richiede del tempo: l'essere umano, così come un gruppo, predilige l'omeostasi.

Consiglio numero 1: rallentare.

Non abbiate fretta di mostrare il vostro "cambiamento" o di "imporre" un nuovo stile di vita al gruppo familiare. Rallentate, fate dei piccolissimi cambiamenti ogni giorno e fate in modo che portino vantaggio all'interno gruppo. Se è possibile fate in modo che appaia che il cambiamento in positivo sia opera degli altri componenti della famiglia e non vostro.

Consiglio numero 2: non cambiate i ruoli.

Non cercate di modificare i ruoli all'interno del gruppo ma seguite il "consiglio numero 1" fino a quando la situazione non si riorganizza automaticamente. Non mettete in discussione il leader per nessun motivo: la rivoluzione in questo campo è da evitare come la peste.

Consiglio numero 3: prendetevi la responsabilità.

Se vostra madre/marito/figlio urla con voi e voi urlate con lui/lei, ci sono due persone che urlano. Prendetevi la responsabilità di cambiare per primi il vostro atteggiamento, anche se l'ego vi spingerebbe a non mollare. Fatelo per un paio di mesi, con determinazione e vedrete cosa non succede!

Consiglio numero 4: agire velocemente.

Per la serie "prevenire è meglio che curare", per quello che riguarda un nuovo gruppo che si sta formando (es. prima uscita con 3 o 4 nuovi amici), assicuratevi di scegliervi consapevolmente il ruolo che volete avere comportandovi in modo CONGRUENTE a quel ruolo il più presto possibile: la prima impressione è essenziale.

Ricordate: quello a cui vi opponete persiste. Se l'altro spinge, cedete!
Seguite questi pochi consigli e vedrete che il detto "nemo profeta in patria" non avrà più senso, per voi.
 
Marco De FIlippo
 
 
 

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